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Il Jazz come genere musicale

Pubblicato in 27. gennaio 2012 da in Arte e cultura

Il jazz nasce agli inizi del XX secolo in seno alle comunità di schiavi africani impiegati nel sud degli Stati Uniti. Nella sua forma primordiale è composto dai “work songs”, ovvero da quelle canzoni che gli schiavi occupati nelle piantagioni statunitensi di cotone cantano e improvvisano nei campi. Da allora si modifica e si arricchisce, fino a diventare un vero e proprio genere musicale, comprensivo di numerosissime sottocategorie e varianti.

Caratteristiche del jazz

Uno dei principali tratti distintivi del jazz è sicuramente il ritmo, denominato swing, tipicamente sincopato e “dondolante”. A livello melodico il jazz si presenta spesso come malinconico, per l’utilizzo che si fa delle cosiddette blue note. Accanto a queste e ad altre numerose influenze derivanti dalla cultura africana, vengono accostate, fin dalle origini del genere, armonie mutuate dalla musica colta europea. Un ulteriore e importantissimo elemento caratteristico è sicuramente l’ampio ricorso all’improvvisazione.

La storia di un genere in continua evoluzione

La prima culla del jazz è sicuramente New Orleans. Da li giungono i primi nomi legati al genere, come Jelly Roll Morton e Joe “King” Oliver; da li muove i primi passi colui che viene considerato il padre del jazz, Buddy Bolden. Tra gli anni ’10 e ’20 si assiste tuttavia alla migrazione di numerosi jazzisti, che tentati dai maggiori guadagni promessi dalle città del nord, eleggono Chicago come nuova patria del jazz. Negli anni ’20 il jazz continua a incrementare la sua notorietà, e grazie all’apporto di Louis Armstrong, si afferma definitivamente la figura del solista all’interno delle orchestre. Il genere comincia in questo periodo a essere esportato oltreoceano, giungendo in Europa. Gli anni tra i ’20 e i ’40 si affermano come quelli delle grandi band e dello swing. Le ricadute economiche del secondo dopoguerra si fanno tuttavia sentire anche in questo ambito. E’ così che lentamente scompare la maggior parte delle band, troppo costose a causa dell’elevato numero di membri, che finiscono per essere sostituite da complessi di ridotte dimensioni. Gli anni ’40 sono quelli dell’avvento del bebop, molto ballabile e caratterizzato dalla ricorrenza di due particolari note. Grazie all’avvento dei dischi a microsolco, i tempi a disposizione dei singoli brani aumentano. Tra i ’50 e i ’60 si assiste a un incredibile sviluppo artistico. In questo periodo il jazz abbandona definitivamente il suo carattere popolare per divenire musica d’arte. Nel decennio tra il’60 e il ‘70 nascono numerosi stili, frammentando il jazz in diverse forme. I più noti sono il cool jazz, il jazz modale, il free jazz, il fusion jazz, l’acid jazz. A partire dal 1980 si assiste ad una progressiva riduzione di consensi e di pubblico, e alla conseguente scomparsa di numerosi artisti dalle scene. A questa situazione risponde un gruppo di artisti che si richiama con forza al cosidetto mainstream, legato allo stile jazzistico che prende forma e si sviluppa tra gli anni ’50 e ’60. A contrastare questa nuova tendenza compaiono tuttavia numerosi nuovi musicisti, anche in Europa, capaci di innovare e sperimentare. Grazie ad essi la scena europea, da sempre sofferente di una certa subalternità rispetto al suo parente statunitense, riesce finalmente a definire una sua precisa identità e personalità.

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